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martedì 10 febbraio 2026

La tua prima serra: come scegliere e allestire senza errori

La tua prima serra: come scegliere e allestire senza errori

🌿 La tua prima serra: Come scegliere e allestire senza errori



Stai pensando di acquistare la tua prima serra ma non sai da dove iniziare? Questa guida pratica ti accompagnerà passo dopo passo nella scelta del tipo di serra più adatto alle tue esigenze, nelle dimensioni ideali per un piccolo orto domestico, e in tutti gli accorgimenti fondamentali per posizionarla e allestirla correttamente. Che tu voglia coltivare ortaggi tutto l'anno, proteggere le piantine dal freddo o semplicemente prolungare la stagione di crescita, qui troverai tutte le informazioni necessarie per partire con il piede giusto.

🏗️ Tipologie di serre: quale scegliere?

La prima decisione importante riguarda il materiale di copertura. Ogni tipo ha caratteristiche specifiche che lo rendono più o meno adatto a determinate situazioni. Vediamo le tre principali opzioni disponibili.

🔷 Policarbonato

Il policarbonato è un materiale plastico resistente e leggero, disponibile in pannelli alveolari o compatti.

Vantaggi:
  • Eccellente isolamento termico
  • Resistente agli urti
  • Filtra i raggi UV dannosi
  • Prezzo accessibile
  • Facile da montare
Svantaggi:
  • Si opacizza nel tempo
  • Meno trasparente del vetro
  • Può graffiarsi

🪟 Vetro

Il materiale tradizionale per eccellenza, utilizzato da generazioni di coltivatori.

Vantaggi:
  • Massima trasparenza
  • Durata nel tempo
  • Aspetto elegante
  • Facile da pulire
  • Non ingiallisce
Svantaggi:
  • Fragile e pericoloso
  • Costo elevato
  • Isolamento termico inferiore
  • Installazione complessa

🎪 Tessuto (PVC/PE)

Serre tunnel con copertura in plastica, ideali per chi inizia o ha budget limitato.

Vantaggi:
  • Molto economiche
  • Facili da montare e smontare
  • Leggere e trasportabili
  • Ideali per uso stagionale
Svantaggi:
  • Durata limitata (2-3 anni)
  • Meno resistenti al vento
  • Isolamento minimo
  • Telo da sostituire periodicamente
💡 Consiglio per principianti: Per la prima serra domestica, il policarbonato rappresenta il miglior compromesso tra costo, prestazioni e facilità di gestione. È particolarmente indicato per chi vive in zone con inverni rigidi grazie al suo ottimo isolamento termico.
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Serra in Policarbonato TecTake - Modello Base

Serra da giardino in policarbonato con struttura in alluminio, dimensioni 190x120x200 cm. Ideale per principianti, dotata di finestra per la ventilazione e porta scorrevole. Resistente agli agenti atmosferici e facile da montare con istruzioni dettagliate.

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📏 Dimensioni: quanto grande deve essere?

La scelta delle dimensioni dipende dallo spazio disponibile, dal tipo di coltivazioni che intendi fare e dal tuo budget. Per un piccolo orto domestico, esistono diverse opzioni che possono adattarsi a balconi, terrazzi o giardini di dimensioni contenute.

Guida alle dimensioni per uso domestico

Dimensioni Superficie Ideale per Capacità
120x60 cm 0,7 m² Balcone/terrazzo 6-8 vasi, semenzai
200x150 cm 3 m² Piccolo giardino 15-20 piante di pomodori
250x200 cm 5 m² Orto familiare 30-40 piante diverse
300x250 cm 7,5 m² Produzione seria 50+ piante, scaffalature

Quando calcoli le dimensioni, ricorda di considerare lo spazio per i passaggi interni. Una serra da 2 metri di larghezza offre circa 60-70 cm di passaggio centrale, sufficienti per muoversi comodamente e trasportare attrezzi. L'altezza minima consigliata è di 180-200 cm per permetterti di lavorare in posizione eretta.

⚠️ Attenzione: È meglio partire con una serra più piccola e gestibile piuttosto che acquistarne una troppo grande che richiede manutenzione costante. Puoi sempre ampliarla in futuro o aggiungerne una seconda se le tue esigenze crescono.
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Serra a Tunnel Deuba - Perfetta per Iniziare

Serra a tunnel 200x300x200 cm con struttura tubolare in acciaio zincato e telo in PE verde da 140g/m². Include 6 finestre laterali per la ventilazione, porta con cerniera e ancoraggi al suolo. Ottimo rapporto qualità-prezzo per chi inizia.

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📍 Posizionamento: la scelta del luogo perfetto

Il posizionamento della serra è cruciale per il successo delle tue coltivazioni. Una posizione sbagliata può compromettere la crescita delle piante, aumentare i costi di riscaldamento in inverno o causare problemi di surriscaldamento in estate.

Orientamento solare

L'orientamento ideale per una serra nell'emisfero nord è con il lato lungo rivolto verso sud. Questo garantisce la massima esposizione alla luce solare durante tutto l'anno, fondamentale soprattutto nei mesi invernali quando le giornate sono più corte. Se hai una serra rettangolare, posizionala con la lunghezza orientata est-ovest per ottimizzare la captazione della luce del sole che si sposta da est a ovest durante il giorno.

Protezione dal vento

Il vento può danneggiare la struttura della serra e causare dispersione di calore. Cerca di posizionare la serra in un'area protetta naturalmente da muri, siepi o edifici, mantenendo però una distanza sufficiente per evitare ombreggiamenti. Una distanza di almeno 3-4 metri da ostacoli verticali è generalmente consigliata. Se vivi in una zona molto ventosa, considera l'installazione di frangivento o siepi a crescita rapida.

💡 Trucco del professionista: Prima di fissare definitivamente la posizione, osserva il tuo giardino in diversi momenti della giornata per almeno una settimana. Nota quali aree ricevono più sole e quali sono naturalmente protette. Questo investimento di tempo ti farà risparmiare molti problemi futuri.

Accesso ad acqua ed elettricità

Posiziona la serra vicino a una fonte d'acqua per facilitare l'irrigazione. Trasportare innaffiatoi pesanti ogni giorno diventa rapidamente un lavoro faticoso. L'accesso all'elettricità è utile per installare illuminazione supplementare, ventilatori, riscaldatori o sistemi di irrigazione automatici, anche se non strettamente necessario all'inizio.

Preparazione del terreno

Il terreno deve essere perfettamente livellato per garantire la stabilità della struttura. Utilizza una livella per verificare che non ci siano pendenze. Per serre più grandi, considera la realizzazione di una base in cemento o la posa di lastre di pavimentazione. Questo aiuta a prevenire la crescita di erbacce, facilita la pulizia e migliora il drenaggio.

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Kit di Ancoraggio per Serra Relaxdays

Set di 8 ancoraggi a spirale in acciaio zincato da 40 cm, ideali per fissare stabilmente la serra al terreno. Include ganci di fissaggio e resistono a venti forti. Essenziali per la sicurezza della struttura, soprattutto in zone ventose.

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🛠️ Allestimento interno: i primi passi

Una volta installata la serra, è il momento di allestirne l'interno in modo funzionale ed efficiente. Non serve acquistare tutto subito, ma alcuni elementi sono fondamentali fin dall'inizio.

Sistema di scaffalature

Le scaffalature ti permettono di sfruttare lo spazio in altezza e organizzare meglio le piante. Preferisci scaffali in alluminio o plastica resistente che non arrugginiscono con l'umidità. Lascia almeno uno scaffale ad altezza comoda per il lavoro quotidiano di rinvaso e manutenzione. Gli scaffali bassi sono perfetti per le piantine, mentre quelli più alti ospitano piante adulte e rampicanti.

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Scaffalatura per Serra Outsunny - 4 Ripiani

Scaffale in metallo con 4 ripiani regolabili, dimensioni 120x56x160 cm. Struttura robusta che sostiene fino a 40 kg per ripiano, resistente alla ruggine e ideale per vasi, semenzai e attrezzi. Perfetto per ottimizzare lo spazio verticale.

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Ventilazione

La ventilazione è probabilmente l'aspetto più sottovalutato dai principianti, ma è cruciale per prevenire muffe, malattie fungine e surriscaldamento. Le serre dovrebbero avere aperture che permettano il ricambio d'aria, idealmente sia in alto (finestre sul tetto o laterali superiori) che in basso (porte o finestre basse) per creare un flusso d'aria naturale.

Nei mesi caldi, apri le finestre nelle ore più fresche della mattina e della sera. In inverno, ventila brevemente nelle ore più calde per ridurre l'umidità senza disperdere troppo calore. Per serre più grandi, considera l'installazione di ventilatori elettrici con termostato che si attivano automaticamente quando la temperatura supera una certa soglia.

Sistema di irrigazione

Per iniziare, un semplice sistema a goccia o micro-irrigazione è l'ideale. Puoi collegarlo a un timer per automatizzare completamente l'innaffiatura, particolarmente utile se ti assenti per alcuni giorni. L'irrigazione a goccia riduce gli sprechi d'acqua e mantiene le foglie asciutte, prevenendo malattie fungine.

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Kit Irrigazione a Goccia Gardena - Sistema Micro-Drip

Set completo per irrigazione automatica con 25 metri di tubo, 15 gocciolatori regolabili, timer programmabile e tutti i raccordi necessari. Facile da installare e perfetto per serre fino a 7 m². Risparmia acqua e tempo con l'irrigazione programmata.

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Controllo della temperatura

Installa un termometro min-max che registra le temperature minime e massime raggiunte. Questo ti aiuta a capire le condizioni reali all'interno della serra e a prendere decisioni informate su riscaldamento e ventilazione. Posizionalo all'altezza delle piante, non vicino al tetto dove le temperature sono sempre più alte.

Per il riscaldamento invernale, se necessario nella tua zona climatica, le opzioni vanno dai semplici riscaldatori elettrici con termostato ai più efficienti sistemi a paraffina. Ricorda che mantenere la serra a 5-10°C è sufficiente per la maggior parte delle colture da orto in inverno, non serve riscaldare a 20°C.

Ombreggiatura

Nei mesi estivi, soprattutto nelle regioni del sud Italia, il sole diretto può causare scottature alle piante e temperature eccessive. Predisponi un sistema di ombreggiatura: può essere semplice come una rete ombreggiante al 50% stesa sopra la serra, oppure teli ombreggianti interni su guide scorrevoli per un controllo più preciso.

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Termometro Digitale TFA Dostmann con Sonda

Termometro e igrometro digitale con funzione memoria min/max, display LCD grande e sonda esterna da 1,5 metri. Misura temperatura (-50°C a +70°C) e umidità (10-99%). Essenziale per monitorare il microclima della serra e ottimizzare le condizioni di crescita.

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✅ Checklist finale prima di iniziare a coltivare

Verifica di aver completato questi passaggi

  • Serra installata su terreno livellato e ben ancorata
  • Posizionamento ottimale con esposizione a sud
  • Sistema di ventilazione funzionante (finestre, porte)
  • Scaffalature o bancali per organizzare le piante
  • Termometro min-max installato all'altezza delle piante
  • Accesso facilitato all'acqua per l'irrigazione
  • Sistema di irrigazione base (anche solo un tubo)
  • Eventuale sistema di ombreggiatura per l'estate
  • Kit base di attrezzi (palette, vasi, terriccio)
  • Piano di coltivazione per le prime settimane

🌟 Consigli finali per il successo

Inizia con poche colture semplici. Insalate, ravanelli, spinaci e erbe aromatiche sono perfetti per i primi esperimenti in serra. Man mano che acquisisci esperienza e comprendi il microclima specifico della tua serra, potrai passare a colture più impegnative come pomodori, peperoni e melanzane.

Tieni un diario della serra. Annota temperature, date di semina e trapianto, problemi riscontrati e soluzioni adottate. Questo diventerà una risorsa preziosa anno dopo anno, permettendoti di evitare errori ripetuti e pianificare meglio le coltivazioni successive.

Unisciti a comunità di appassionati, online o locali. Lo scambio di esperienze con altri coltivatori è preziosissimo, soprattutto quando specifico per la tua zona climatica. Ogni serra è diversa e imparerai trucchi che solo l'esperienza diretta può insegnare.

💡 Il segreto del successo: La pazienza è la virtù più importante nella coltivazione in serra. Non scoraggiarti se i primi tentativi non vanno come sperato. Ogni stagione insegna qualcosa di nuovo, e presto la tua serra diventerà un'estensione naturale del tuo pollice verde!
📖

Manuale Pratico "L'Orto in Serra" - Edizioni L'Informatore Agrario

Guida completa alle coltivazioni protette con tecniche professionali spiegate in modo semplice. Include calendari di semina, gestione delle malattie, rotazioni colturali e schede dettagliate per oltre 30 ortaggi. Un investimento che ripagherà con raccolti abbondanti.

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Con la serra giusta, nel posto giusto e con l'attrezzatura di base, sei pronto per iniziare la tua avventura nella coltivazione protetta. Ricorda che ogni serra è un ecosistema unico che imparerai a conoscere e gestire con il tempo. Buona coltivazione!

🌿 Guida pratica alla serra domestica | Una produzione per appassionati di orticoltura 🌿

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martedì 14 ottobre 2014

orto e giardino: Come eliminare i pesticidi da frutta e verdura; succhi di frutta e pressione alta; Coltivare lo zafferano






Come eliminare i pesticidi da frutta e verdura in modo naturale
Eticamente.net

Come eliminare i pesticidi da frutta e verdura? Basta lavarla!


La frutta e la verdura sono tra quegli alimenti che non devono mai mancare nella nostra dieta alimentare per un corretto funzionamento del nostro organismo. Tuttavia, a meno che la frutta e la verdura non siano completamente biologici, possono contenere pesticidi e diserbanti, dunque residui di sostanze chimiche potenzialmente dannose per il nostro organismo.
Come rimuoverle? Basta lavare accuratamente la frutta e la verdura prima del loro impiego o utilizzo. Oggi esistono in commercio molti prodotti in grado di disinfettare i nostri alimenti, ma questi possono provocare la perdita di elementi fondamentali. Si può ricorrere invece a metodi del tutto naturali che non solo possono garantirvi una massima pulizia degli alimenti, ma che vi permettono di risparmiare anche denaro.

Acqua e bicarbonato
Primo tra tutti è il classico rimedio della nonna: lavare e pulire frutta e verdura con acqua e bicarbonato.
Vediamo insieme come fare.
Anzitutto dovete munirvi di una terrina, oppure potete fare il tutto direttamente nel lavello: l’importante che la capienza sia proporzionata alla quantità di frutta e verdura che dovete pulire. Bene, non dovete far altro che mettere abbondante acqua (non troppa perchè ricordatevi che quando inserite gli alimenti il volume dell’acqua aumenterà) nella terrina o nel lavello per poi aggiungervi una buona dose di bicardonato (per ogni litro d’acqua vanno disciolti 25 gr di bicarbonato, ovvero un cucchiaio).
Mescolate bene e immergetevi la frutta e la verdura da pulire. Fate attenzione che la soluzione ricopra perfettamente gli alimenti per intero. Lasciate agire per una decina di minuti e risciacquate la frutta e la verdura con dell’acqua semplice.

Una soluzione molto semplice, che potete utilizzare attraverso l’impiego di strumenti e materiali di uso comune o di facile reperimento, che vi permetteranno di ottenere un ottimo risultato, in modo assolutamente sicuro e senza nessun tipo di controindicazione.

Aceto di mele e sale
 Un altro rimedio per pulire la frutta e la verdura è dato dall’impiego di aceto di mele e sale, anche questi di uso comune e di facile reperimento. .....


Pressione alta, tra le cause i succhi di frutta?
MedicinaLive

Può essere il succo di frutta tra le cause della pressione alta?
E’ quello che suggerirebbe uno studio condotto in Australia.
Ovviamente si parla in questo caso di un uso pressoché giornaliero e non occasionale.

A finire sotto accusa, secondo gli scienziati della Swinburne University of Technology di Hawthorn in Australia, sono sia i succhi di frutta che troviamo comunemente al supermercato, sia il succo di arancia confezionato.

Secondo i ricercatori australiani la colpa ascrivibile a questo alimento risiederebbe tutta nella quantità di zuccheri in essa contenuta.
La frutta è ovviamente un alimento sano, di cui il nostro corpo ha bisogno in grandi quantità. Ma quando si assume il loro succo, anche quando lo si ottiene in casa, si tende a correggere il suo sapore per renderlo più dolce: è proprio questo a creare il danno al nostro organismo, favorendo la comparsa della pressione alta. ......


Zafferano bio, corsi gratuiti per imparare a coltivare l'antiossidante più potente che esiste in natura
greenMe.it

In Toscana, l'agriturismo biologico Sant'Egle apre le porte della propria azienda agricola per imparare come si coltiva lo zafferano, antico e miracoloso croco (crocus sativus).

L'appuntamento è a ottobre/novembre, per 20 giorni, ogni mattina all'alba con stivali di gomma, giacca antivento, cappello per il sole e tanto entusiasmo!

La giornata inizia con la raccolta dei fiori per proseguire con la conviviale pulizia dei fiori, dove ci sarà modo di parlare di tutti gli aspetti della coltivazione, per terminare con l'essiccazione.
Il pranzo è bio ed è offerto dall'agriturismo.
Zafferano, dal persiano za'faran, significa oro, luce, saggezza rivelata. Noto fin dall'antichità per i suoi effetti benefici sull'organismo, è stato riscoperto in tempi recenti dalla scienza come uno degli antiossidanti più potenti in natura, capace fornire al nostro organismo vitamine, sali minerali ed oligoelementi.

Stimola il sistema immunitario, proteggendo l'organismo dall'aggressione di virus e batteri, prevenire lo sviluppo di tumori e malattie degenerative, ostacolando l'azione distruttiva dei radicali liberi, protegge il cuore e le arterie, riducendo ipertensione e ipercolesterolemia, protegge l'apparato respiratorio, allevia i sintomi della tosse e l'asma, riduce i dolori mestruali.

Grazie al contenuto di crocetina, aumenta la concentrazione, mitiga la depressione, allevia il mal di denti, protegge il fegato e stimola la digestione. ...



lunedì 20 gennaio 2014

Biomasse, biogas e biometano: una filiera vincente verso il 2020






Al Palazzo della ricerca e della conoscenza di San Michele all'Adige (Tn) il prossimo giovedì 23 gennaio, ore 10.00, si terrà il seminario organizzato dalla Fondazione Edmund Mach


E’ in programma giovedì 23 gennaio, dalle 10 alle 16, a San Michele all’Adige (Tn), nella sala conferenze del Palazzo della ricerca e della conoscenza, il seminario regionale del progetto Biomaster coordinato dalla Fondazione Edmund Mach alla presenza degli assessori Michele Dallapiccola e Mauro Gilmozzi. Saranno illustrati i contenuti del decreto sul biometano e presentati gli esempi più significativi a livello nazionale e locale di progetti e iniziative sul tema biomasse, biometano e biogas.

L’incontro assume rilevanza nazionale alla luce della recente approvazione del nuovo decreto sul biometano che introduce anche in Italia i meccanismi incentivanti per la produzione di un carburante ottenuto da fonti rinnovabili. Davanti ad un pubblico composto da amministratori, addetti del settore, progettisti e consulenti interverranno esperti a livello nazionale. Il tema del trattamento delle biomasse per la produzione di biogas e biometano è stato affrontato dal Centro trasferimento tecnologico della Fondazione Edmund Mach assieme agli altri partner trentini ed europei nel corso dei tre anni di durata del progetto Biomaster.

Da un lato le biomasse di rifiuto, dall’altro gli scarti agricoli e zootecnici, entrambe risorse idonee alla produzione di biogas e di fertilizzanti organici, coinvolgono aspetti di ordine ambientale, energetico, dei trasporti: in questo contesto il mondo agricolo non svolge solo il ruolo di produttore di biomasse ma anche quello di utilizzatore degli ammendanti prodotti. Nell’ambito di questo tema si inseriscono gli interventi degli assessori provinciali competenti in materia, Mauro Gilmozzi e Michele Dallapiccola.

Scarica il programma in formato .Pdf


Fonte: Fondazione Edmund Mach - Istituto Agrario di San Michele all'Adige



giovedì 10 ottobre 2013

Come coltivare lo spinacio direttamente sul balcone; Imparare giocando a coltivare frutta e verdura






VivereVerde: come coltivare lo spinacio direttamente sul balcone di casa
Vivere Pesaro

Per questo appuntamento, visto che ancora imperversa la crisi economica, volevo fare una cosa più utile, ovvero spiegare come si può coltivare lo spinacio direttamente sul balcone di casa, partendo da una bustina di semi (costo 1 euro), visto che è anche questo il periodo giusto per piantarli.

Ortaggio molto famoso appartenente alla famiglia delle Chenopodiaceae, è originario delle regioni caucasiche e del sud dell’Asia. Lo spinacio è una pianta erbacea a ciclo annuale, con una radice fittonante rossa vicino al colletto, le foglie basali sono carnose, provviste di un picciolo lungo 5/10 cm e di un lembo astato liscio o bolloso lungo 10/20 cm; esse sono riunite a rosetta negli stadi giovanili. Lo spinacio è una specie dioica; le piante maschili sono caratterizzate da steli fiorali privi di foglie e i fiori sono riuniti in spighe terminali, mentre le piante femminili hanno foglie complete fino all'estremità degli steli e i fiori sono riuniti in glomeruli ascellari.
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Orti scolastici a Prato, a coltivare frutta e verdura si impara giocando 
Adnkronos

Sono dedicati ai bambini dei nidi e delle scuole materne i progetti "Semina l'orto" e "Fare l'orto con i nonni", realizzati dall'assessorato alla Pubblica istruzione del Comune di Pratonei 25 orti didattici istituiti in 22 scuole del territorio. Le iniziative, già sperimentate con successo l'anno scorso, sono state illustrate stamani dall'assessore alla Pubblica Istruzione Rita Pieri e da Cristina Gavazzi del Coordinamento pedagogico comunale.

''Anche nell'anno scolastico appena iniziato vogliamo ripetere la positiva esperienza fatta l'anno scorso. Si tratta di progetti molto importanti sia dal punto di vista didattico che da quello del gioco e della socializzazione - spiega l'assessore Pieri - I bambini imparano infatti a conoscere il ciclo della natura e la stagionalità di frutta e verdura, imparano a rispettare l'ambiente e anche quindi ad alimentarsi meglio.
Questo significa che anche in futuro potranno operare un consumo più consapevole. L'iniziativa va poi oltre l'orto, perchè i piccoli stanno a contatto con i nonni e con il loro vasto sapere, si divertono con i proverbi, le filastrocche e molto altro''. I 25 orti didattici si trovano nelle scuole materne Borgo San Paolo, Corridoni, Figline, Fontanelle, Galciana, Galilei, Maliseti e Vergaio e negli asili nido e centri gioco Arcobaleno, Fiore, Il Borgo, Le Girandole, Il Castellare, Astrolabio, La querce, Pan di ramerino, La valle incantata, Orto del lupo, Il ranocchio, La mongolfiera, il Centro educativo di via Toti e la Ludoteca atelier Galilei.
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Orto in condotta: 16 aule all'aria aperta per coltivare, conoscere e assaggiare i prodotti della terra
La Gazzetta di Lucca
La coltivazione dell’orto entra a far parte dell’attività didattica delle scuole capannoresi a partire da quelle dell’infanzia e fino alle secondarie di primo grado. Adesso quindi, oltre alla grammatica, alla matematica e alle lingue straniere, bambini e ragazzi dovranno imparare a coltivare patate, zucchine e fagiolini, a conoscere il ritmo delle stagioni e i prodotti tipici del luogo, il corretto utilizzo dell’acqua nell’irrigazione, il rispetto dell’ambiente.
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L'orto coltivato dagli studenti deve presentare alcune precise caratteristiche: il terreno deve essere coltivato per tutta la durata del progetto, la coltivazione deve essere biologica o biodinamica, le varietà coltivate devono essere quelle tipiche del territorio regionale ed è vietata la coltivazione di prodotti geneticamente modificati. Inoltre devono essere privilegiati i prodotti che possono essere raccolti e consumati durante l'anno scolastico, mentre l'uso dell'acqua deve avere un ruolo didattico.



lunedì 3 dicembre 2012

Come coltivare la stevia. Il dolcificante naturale ad alta resa






Sia che possediate un piccolo giardino o un terrazzo, coltivare la stevia non è difficile e non sono necessarie conoscenze approfondite di botanica. Basta un poco di dimestichezza con le normali piante ornamentali e seguire costantemente la crescita delle piantine.

La parte che più ci interessa della stevia sono le sue foglie, quindi più ne produce più dolcificante otteniamo. Per coloro che non lo sapessero, ricordiamo che la stevia è  un dolcificante naturale privo di glucosio e per questo adatta a tutti coloro che tengono alla linea e per chi soffre di diabete. Inoltre, poichè resiste nella cottura alle alte temperature, la stevia è l’ingrediente ideale per dolci e pietanze.


La Stevia può essere impiegata come dolcificante a zero calorie sotto forma di foglie fresche o in polvere, estratto disidratato o concentrato liquido di estrazione acquosa e/o idroalcolica. I prodotti di estrazione possono essere usati in diverse preparazioni alimentari precotte e da forno poiché sono stabili a temperature fino a 200°C e non fermentano.

Ecco alcuni semplici consigli per coltivare la stevia:
- La stevia non sembra avere particolari esigenze nei riguardi del terreno. In natura cresce infatti su terreni poveri, sabbiosi, con falda idrica superficiale.

- Le esigenze nutrizionali sono elevate per il potassio e l’azoto tra i macroelementi e per il ferro e manganese tra i microelementi.

- In Italia il periodo migliore per il trapianto ricade nel mese di aprile per le temperature miti e le frequenti piogge che assicurano un buon attecchimento delle piantine ed uno sviluppo uniforme.

- Le piantine vengono poste in campo ad una densità di 5-6 piante per metro quadrato con interfila di 60 cm. L’assorbimento dei nutrienti si verifica nei 30 giorni seguenti il trapianto e solo per l’azoto anche in prossimità della fioritura.

- Di norma si ottengono 2 raccolti di cui il primo nel mese di luglio ed il secondo generalmente più abbondante in settembre-ottobre.

- Eseguire la prima cimatura quando le piantine avranno raggiunto circa i 12 centimetri di altezza. Devono essere eliminati i gli apici vegetativi lasciando almeno un paio di nodi con foglie per consentirne la crescita. In tal modo si potrà ottenere una produzione elevata di foglie e un sapore più dolce.

- Prima di tagliare i tralci, si deve attendere che la stevia abbia raggiunto l’altezza di 50 centimetri: questo perché le foglie più mature sono più zuccherine di quelle più giovani.

- Il periodo migliore per raccogliere le foglie va dalla primavera inoltrata agli inizi dell’autunno.


Come va curata la stevia?
Basta innaffiarla ogni giorno e tenere umido il terreno avendo cura di non far morire le radici per l’eccesso di acqua. E’ una pianta molto resistente ed è capace di sopportare temperature vicine allo zero.
Coltivare la stevia significa che non è possibile usare antiparassitari in quanto è una pianta destinata al consumo alimentare: quindi affidatevi a professionisti del settore prima di adottare contromisure in caso di attacchi da parte di afidi e altri parassiti.

Libri consigliati:



giovedì 11 ottobre 2012

Celiachia: per curarla bisogna bilanciare il contenuto di alcune proteine!





Una pasta di frumento che può mangiare anche chi soffre di celiachia senza avere controindicazioni? Grazie alla ricerca italiana del Centro di ricerca in cerealicoltura del Cra di Foggia, potrebbe essere possibile.
La cura per la celiachia potrebbe, infatti, arrivare dalle stesse specie di piante che sono responsabili della tossicità: si chiama decapeptide, ed è stato identificato all'interno di una varietà di frumento tenero.


La ricerca
Inizialmente i ricercatori del Cra-Cer hanno isolato il gene che codifica per il decapeptide contenente il motivo "Rpq" da una varietà di frumento tenero. Successivamente, i gruppi di Marco Silano (Istituto superiore di sanità) e Luigi Maiuri (Università degli Studi di Foggia) hanno dimostrato la capacità di questa molecola di contrastare l'effetto tossico del glutine sia in modelli in vitro che attraverso l'utilizzo della mucosa intestinale dei pazienti celiaci (ex-vivo), in grado cioè di riprodurre esattamente i meccanismi di tossicità del glutine. La ricerca dimostra che i frumenti, insieme al glutine, possono contenere anche molecole capaci di contrastare l'azione tossica del glutine stesso: si aprono dunque interessanti scenari per lo sviluppo di nuovi prodotti destinati ai celiaci.
I risultati della ricerca sono stati illustrati da Donatella Ficco del Cra–Cer al 56esimo convegno annuale della Società italiana di genetica agraria, tenutosi a Perugia nei giorni scorsi

Attualmente, il principale ostacolo che i ricercatori stanno cercando di affrontare è legato al fatto che nella varietà in cui il decapeptide è stato identificato il rapporto tra il peptide protettivo e le proteine tossiche del glutine è sbilanciato a favore di queste ultime. Nel corso del convegno sono state presentate anche alcune possibili strategie per riequilibrare il rapporto ed annullare completamente l'effetto tossico. Ficco ha illustrato la possibilità di trasferire il decapeptide protettivo dalla varietà donatrice di frumento tenero ad una serie di varietà di frumenti antichi a ridotto carico tossico sfruttando la tecnica dell'incrocio tra piante. Il trasferimento è stato possibile utilizzando un marcatore molecolare a base di Dna - approccio non-Ogm -, in grado di garantire la selezione dei nuovi materiali. "In questo modo – ha spiegato ancora la ricercatrice – cerchiamo di riequilibrare il rapporto tra i peptidi tossici e quelli protettivi e di sviluppare nuove varietà e nuovi prodotti trasformati a base di frumento da destinare all'alimentazione dei celiaci".

Fonte: CRA - Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura

Leggi altri post su: celiachia



sabato 26 maggio 2012

Dalla pianta di tarassaco, dente di leone, si può ottenere una gomma utile alla produzione di pneumatici





Secondo una recente ricerca sul dente di leone, eseguita in collaborazione tra Bridgestone e diversi operatori di settore all’interno del programma PENRA, si ipotizza la possibilità di produrre pneumatici ecosostenibili, grazie alle sue caratteristiche quasi identiche a quelle dell’albero della gomma (Hevea brasiliensis).

Il tarassaco russo potrebbe essere una risorsa rinnovabile e commercialmente percorribile per produrre pneumatici di alta qualità. la pianta comunemente nota con il nome di dente di leone o soffione, viene in mente quando da bambini lo si raccoglieva per soffiarloper fare volare i semi a forma di paracadute ed esprimere un desiderio. E' noto anche per la sensazione di appicicaticcio sulle dita provocata dalla linfa contenuta nello stelo. Bene, è proprio da quel liquido lattiginoso che si ricava la gomma.


I test tecnici effettuati sulle performance di questa gomma naturale nei laboratori Bridgestone ad Akron e a Tokyo sembrano supportare tale ipotesi, mentre per una sperimentazione su larga scala bisognerà attendere il 2014.
Lo studio sul dente di leone non rappresenta un’eccezione, si affianca infatti a quello precedentemente annunciato da Bridgestone sulla produzione di gomma naturale ricavata dal Guayule, un arbusto perenne presente nelle zone sud-occidentali degli Stati Uniti e nelle zone settentrionali del Messico. L’impiego di tali piante permetterebbe di diversificare le fonti di gomma naturale per l’intera industria di settore favorendo la totale eliminazione della gomma sintetica.

Fonte: Gommeblog.it

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venerdì 25 maggio 2012

Scoperta una proteina delle piante che promuove la fioritura legata alla luce caratteristica della primavera.







Scoperta una proteina delle piante che promuove la fioritura legata alla luce caratteristica della primavera.
La scoperta, da parte degli scienziati della Universita' di Washington, e' stata pubblicata su 'Science'.


Era ben risaputo che, per far partire la fioritura, un particolare fattore di trascrizione noto come CO dovesse attivare il gene FT. Il CO si accumula nelle cellule delle piante durante l'inverno e, dato che la luce del giorno e' maggiore in estate, si accumula nelle cellule abbastanza CO da far scattare il gene FT della fioritura.


Ora pero', i ricercatori hanno individuato anche un'altra proteina, la FKF1, che rimuove i repressori e stabilizza il CO attraverso la luce blu, che e' abbondantemente presente nella luce del sole man mano che ci inoltra in primavera. Inoltre, la FKF1 contribuisce ad attivare il gene legato alla CO, in questo modo dando il via alla fioritura.


Fonte: AGI


Le piante diventano piu' produttive in assenza di pigmenti anti-fotosintesi








Permettere alle piante di produrre piu' frutti, riducendo i livelli di pigmenti che non contribuiscono alla fotosintesi. 
E' la conclusione di una ricerca della "olandese" Wageningen University che ha dimostrato come sia possibile sollecitare un maggiore sviluppo delle piante riducendo il livello dei pigmenti che non rendono alcun contributo al processo della fotosintesi. 




Gli scienziati hanno scoperto che i pigmenti delle foglie non direttamente coinvolti nel processo naturale, dissipano la luce, assorbendola senza sfruttarla. Uno spreco che potrebbe essere evitato, intervenendo sui pigmenti poco funzionali che sprecano gli effetti derivanti dall'attivita' della luce.


La scoperta e' importante per ridurre al minimo il consumo energetico delle illuminazioni nelle serre orticole e potrebbe portare alla creazione di strategie e impianti che riducano la quantita' di questi pigmenti "anti-fotosintesi". La ricerca e' stata pubblicata su Plant Cell.


Fonte: AGI




venerdì 13 aprile 2012

Contro l'inquinamento le piante hanno imparato a dosare le tossine




Ne' troppo, ne' troppo poco!
E' questo il segreto delle piante per sopravvivere. Nuove conoscenze sul modo in cui si nutrono le piante, acquisendo minerli dal terreno, sono stati pubblicati da un team di ricercatori della Ruhr-Universitat in una serie di tre articoli pubblicati su The Plant Cell.

I ricercatori hanno scoperto funzioni innovative della molecole nicotianamine, responsabili del metabolismo dei metalli. "Si tratta di risultati importanti per l'agricoltura sostenibile e, inoltre, per la nostra salute - ha detto Ute Kramer, ricercatrice del Dipartimento di Fisiologia Vegetale dell'universita' tedesca - perche' questo tipo di molecole aiuta a prevenire problemi causati da carenze di nutrienti essenziali nella nostra dieta".

Tutti gli organismi hanno bisogno di ferro, zinco e rame come nutrienti. Essi contribuiscono alle funzioni essenziali della cellula come catalitici. Poiche' le piante sono all'inizio della catena alimentare, un contenuto sufficiente di questi minerali e' fondamentale per l'alimentazione umana. "Approfondire il funzionamento di questo tipo di molecole - ha concluso il ricercatore - e' dunque fondamentale per capire come bilanciare l'apporto di nutrienti alla nostra dieta".

Fonte: http://www.agi.it/

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sabato 7 aprile 2012

Come eliminare le lumache dai nostri giardini. Suggerimenti e strategie per gli appassionati del giardinaggio




Lumache e chiocciole sono molluschi da giardino che amano mangiare, con la loro lingua dentata (radula), foglie, fusti, radici, bulbi, fiori e frutti. Ogni giardino le ha ma nessun amante del giardinaggio le vuole. Quindi, ecco di seguito una buona strategia anti lumache.


Le lumache sono notturne: si nutrono di notte lasciando al mattino tracce translucide del loro passaggio (bava) oltre che piante rosicchiate. Durante il giorno si nascondono sotto terra o in posti umidi e bagnati come sotto le foglie, sotto i vasi capovolti o sotto pietre e rocce. Una delle possibilità per combatterle è andare a caccia di lumache di notte usando una torcia ed eliminandole a mano. Inutile pensare di buttarle oltre la vostra staccionata, poiché hanno l’istinto di tornare nei luoghi di origine e presto ce le ritroveremmo in giardino. Per coloro invece che non hanno voglia di passare la serata a caccia molluschi, ci sono altre possibilità.


Prevenire… E’ possibile attrarre lumache e chiocciole lontano dalle piante lasciando ai bordi del giardino della sostanza organica in decomposizione, come avanzi di cucina. In alternativa, ceneri, noci schiacciate o gusci d’uovo distribuiti intorno alle piante costituiscono una barriera che le lumache trovano di difficile superamento. Inoltre, è buona norma non ammucchiare in giardino vecchi vasi o pietre sotto cui le lumache possono nascondersi e pulire i vasi prima di usarli o riporli. Infine, è opportuno coltivare in vasi appesi piante a portamento ricadente, come le fragole, o far crescere piante con foglie pelose attorno a quelle da proteggere.


… o curare.  In ogni giardino, in primavera o a fine estate, possono esserci anche 200 lumache per metro cubo di suolo, quindi la prevenzione da sola può non essere sufficiente. In questi casi esistono dei rimedi: possono ad esempio essere usate. bevande alcooliche. Le lumache amano la buona birra, o meglio, adorano il suo buon odore. Interriamo quindi un vasetto mezzo pieno di birra vicino alle piante (lasciando il bordo 1 cm sopra il suolo cosicché eventuali insetti utili non ci cadano dentro) e lasciamo che lumache e chiocciole si divertano un po’ prima affogare.


Possono essere usati anche prodotti più specifici tipo esca in granuli consentita per l’impiego in agricoltura biologica. Dopo l’ingestione di questo granulo, le lumache cessano di nutrirsi e quindi di danneggiare le nostre piante; non si vedranno lumache morte nel giardino poiché queste si ritireranno in luoghi appartati.


Fonte: Cultura del Verde

mercoledì 14 marzo 2012

12 mesi nell'orto. Progettare e coltivare verdura e legumi (Passione verde)


L'orto è un giardino commestibile, interessante per molti motivi: innanzitutto ha cicli di coltivazione molto rapidi e quindi consente di raccogliere gli ortaggi dopo qualche mese di lavoro al massimo. In secondo luogo appaga il desiderio di trascorrere piacevolmente qualche ora a contatto con la terra, avendo in più la soddisfazione di poter dire di fronte a un raccolto "Questo l'ho prodotto io".


In misura ancora maggiore l'orto è un modo di riappropriarsi del principio che si vive più sani e più a lungo con un'alimentazione ricca di frutta e ortaggi coltivati con metodi naturali e poca chimica. "12 mesi nell'orto" offre le regole base per coltivare con successo un orto famigliare, fare esperienza di giardinaggio e di benessere.
Basta munirsi di vanga, zappa e un po' di pazienza e i risultati non si faranno attendere.


Mimma Pallavicini ci guida alla scoperta dell'orto, che significa passione per il verde e qualità della vita, attività fisica alla portata di tutti, risparmio sulla spesa. Un manuale di coltivazione che risponde alle domande e alle esigenze dei lettori, che potranno gestire il proprio orto seguendo il ciclo dei mesi e delle stagioni per trovare le soluzioni più adatte a ogni periodo dell'anno.

sabato 14 gennaio 2012

L’agricoltura biodinamica per un ambiente sano, non inquinato e in equilibrio, di alimenti senza residui di sostanze chimiche, dotati di valore nutritivo e caratteristiche organolettiche elevate.



L’agricoltura biodinamica ha dimostrato di poter dare risposte concrete ed economicamente sostenibili alle esigenze sempre più pressanti di un ambiente sano, non inquinato e in equilibrio, di alimenti senza residui di sostanze chimiche, dotati di valore nutritivo e caratteristiche organolettiche elevate.

Nasce nel 1924 grazie a Rudolf Steiner, padre dell’Antroposofia, quando, in risposta a un gruppo di agricoltori, già allora preoccupati per il degradarsi della fertilità del terreno e della qualità degli alimenti, ne espose i principi in un ciclo di conferenze a Koberwitz (Polonia).

L’uomo, nel corso della sua storia, ha utilizzato diversi sistemi di lettura della natura e della vita, che trovano una loro sistematizzazione efficace nel pensiero antroposofico, posto alla base dell’agricoltura biodinamica. La suddivisione in due poli opposti, che rappresenta anche la base di molte filosofie orientali (Yin e Yang), la rilettura della struttura tripartita dei processi naturali, fondamento del pensiero alchimista (Sulfur, Mercur e Sal), e la teoria dei quattro elementi (Terra, Acqua, Aria e Fuoco), diventano non solo validissimi strumenti di studio e approfondimento della natura, ma anche dei presupposti operativi per intervenire con delle pratiche e delle metodiche efficaci e naturali. Nell’agricoltura biodinamica ha un ruolo fondamentale la relazione tra esseri viventi e il Cosmo inteso esso stesso come essere vivente.

La percezione del Cosmo come unico grande organismo vivente
Il concetto di Cosmo come organismo vivente viene ripreso ed ampliato da Rudolf Steiner. I principi delle forze formatrici del macrocosmo, che sono impresse nei suoi singoli elementi costitutivi, come i pianeti e le stelle, sono i medesimi che si ritrovano nel microcosmo, in ogni organismo vivente e in ogni cellula. Esiste un legame imprescindibile tra il macrocosmo e il microcosmo. Per questo motivo il movimento delle stelle e dei pianeti risuona con gli organismi viventi sulla terra interagendo con il loro sviluppo. L’agricoltura biodinamica pone le sue basi proprio su questi presupposti e lavora in sinergia con queste forze, sia scandendo i ritmi dei lavori agricoli (calendario delle semine e delle lavorazioni), che intervenendo con i preparati biodinamici, formulati e utilizzati secondo quegli stessi principi.

L’azienda agricola come organismo vivente
L’azienda agricola viene considerata essa stessa un organismo vivente: «un’azienda agricola si realizza nel miglior senso della parola se può venir concepita come una specie di individualità conchiusa a se stessa» (R. Steiner - Impulsi scientifico-spirituali per il progresso dell’agricoltura). L’azienda agricola diventa, essa stessa, una sorta di sistema solare in miniatura, dove i diversi elementi che la costituiscono si integrano tra loro a livello di microcosmo, secondo gli stessi rapporti che ci sono nel macrocosmo. Bosco, prati, zone umide, frutteto, siepi, seminativi ecc.., sono considerati dei veri e propri organi, ognuno con la sua funzione, in grado di dialogare tra loro e di creare quell’ armonia necessaria a mantenere la salute dell’organismo agricolo e delle sue componenti. L’azienda quindi per essere «sana dovrebbe poter generare in se stessa tutto quanto essa richiede». Un’azienda a ciclo chiuso, un organismo quindi autosufficiente, anche se nella realtà è sempre più difficile da realizzare.

Fonte: Nemeton High Green Tech Magazine

domenica 27 novembre 2011

Come conservare frutta e verdura per oltre due mesi senza aggiungere conservanti ma solo sterilizzando


Consentire a frutta e verdura di rimanere fresche anche per oltre due mesi. Come appena raccolte e senza l'utilizzo prodotti chimici.
E' questo il risultato di un nuovo sistema di conservazione, che utilizza, al posto dei tradizionali conservanti, le micro onde. La nuova tecnica è stata messa a punto da una azienda tutta italiana: la "Food&innovative technologie" di Polignano a mare, in provincia di Bari.

Il sistema è semplice ma ingegnoso: frutta, verdura, ma anche pasta e pizze vengono prima confezionate ermeticamente in appositi film, subito dopo essere state raccolte o prodotte. Quindi vengono inserite in uno speciale forno a micro onde, molto simile a quello comunemente utilizzato in cucina ma che, a differenza di quello tradizionale, non riscalda. Le onde non fanno altro che "sanificare" gli alimenti, eliminando batteri, funghi, muffe e qualunque altro elemento patogeno. A quel punto il prodotto è pronto per essere trasportato e venduto. Con una scadenza posticipata. "Il tempo di conservazione di un cibo dipende dalla sua natura - spiega Oronzo Porceli, direttore del'azienda pugliese -. L'uva, per esempio, se di buona qualità può resistere anche due mesi in frigorifero. La scadenza è la stessa di quella trattata con i conservati chimici. Ma la frutta, in questo caso, è assolutamente sana e, grazie a queste innovative micro onde, conserva tutte le sue qualità nutrizionali. E il sapore, identico a quello dell'uva appena raccolta".

Una vera e propria rivoluzione, se si pensa all'attenzione sempre maggiore per i prodotti biologici e di qualità. E che può essere estesa a moltissimi altri alimenti: dalla pasta fresca alle pizze, passando per frutta secca, vino, birra, succhi e bevande. "Prima di mettere a punto il processo sono stati effettuati molti esperimenti - prosegue Porcelli -. Alla fine abbiamo trovato la formula giusta. I prodotti vengono sistemati in apposite cassette di cartone e poi chiusi ermeticamente. Infine vengono esposti, da 4 a 20 minuti, a speciali micro onde, in grado di annullare la carica batterica. E tutto avviene a temperature basse, ovvero di soli due gradi superiori rispetto all'ambiente esterno. Una volta trattato, il cibo può essere trasportato e infine commercializzato senza che sia immediatamente deperibile".
Per il momento il processo viene utilizzato per frutta, verdura e pasta fresca. Il suo costo non è eccessivo. "Parliamo di circa dieci centesimi al chilo - conferma il direttore -. Un prezzo che non va a incidere sulle tasche dei consumatori".

Prosegui la lettura su: http://www.ilgiornale.it/interni/come_ti_conservo_frutta_e_verdura_mesi_senza_conservanti/atletica-afghanistan-w/27-11-2011/articolo-id=559073-page=0-comments=1

giovedì 29 settembre 2011

Biologico: tradizione e prospettive dell'ortofrutta


Speciale Macfrut 2011 - Il Consorzio Il Biologico e Ccpb si confronteranno con gli altri operatori della filiera a Cesena


Appuntamento col biologico a Macfrut (Cesena 5/7 ottobre 2011), dove saranno presenti il Consorzio Il Biologico e Ccpb, Consorzio per il controllo dei prodotti biologici.


"Dalla metà degli anni '90 - spiega Lino Nori, Consorzio il Biologico - questa fiera dell'ortofrutta è stata un punto di incontro per confrontarsi sul nascente mercato del biologico, che cominciava a estendersi dalla nicchia a una distribuzione più ampia.


Essendo una vetrina internazionale, per noi rappresenta un punto di confronto che unisce gli operatori italiani ma ha anche la funzione di ragionare sulle prospettive del biologico. Con noi sarà presente un tecnico, che i soci potranno incontrare presso lo spazio del Consorzio".


Il mercato ortofrutticolo rappresenta una delle voci principali dell'economia mondiale.
Negli ultimi cinque anni, grazie all'apertura dei nuovi mercati internazionali di Cina e India, ha avuto un un forte sviluppo e per l'Italia è da sempre un settore trainante. Nel 2010, con 6 miliardi di euro, l'ortofrutta è stato il ramo principale dell'export italiano.



Dopo un'estate di profonda crisi che ha colpito tutti i settori dell'economia, quello ortofrutticolo compreso, gli operatori del biologico si ritroveranno assieme a tutti gli attori della filiera alla 28esima edizione di Macfrut per ripensare alla strada futura del mercato in base al nuovo assetto dei consumi mondiali in un momento così impegnativo e denso di interrogativi.


Fonte: Ccpb (Consorzio per il Controllo dei Prodotti Biologici)

mercoledì 13 luglio 2011

Epidemia E.Coli, l'origine nella trigonella egiziana. Questo quanto concluso dall'Efsa, Autorità europea per la sicurezza alimentare.

E.coli al microscopio

L’EFSA pubblica la relazione della sua task force sui focolai di E. coli O104:H4 sviluppatisi nel 2011 in Germania e in Francia e formula ulteriori raccomandazioni per la protezione dei consumatori

Si riporta il comunicato stampa del  5 luglio 2011:

La task force dell’EFSA creata per coordinare le indagini volte a individuare la possibile fonte dei focolai di E. coli O104:H4 verificatisi in Francia e in Germania ha concluso che un lotto di semi di fieno greco importati dall’Egitto e utilizzati per produrre germogli rappresenta il collegamento più probabile tra i due focolai. Non si esclude tuttavia che siano coinvolti altri lotti di fieno greco importati dall’Egitto nel periodo dal 2009 al 2011. Sulla base di queste conclusioni, l’EFSA raccomanda alla Commissione europea di intraprendere tutti gli sforzi possibili per prevenire un’ulteriore esposizione dei consumatori ai semi sospetti e di proseguire la tracciatura in tutti i paesi che possono avere ricevuto semi dei lotti in questione. In tale contesto, l’EFSA consiglia ancora ai consumatori di non coltivare germogli per il proprio consumo personale e di non mangiare germogli o semi germogliati a meno che non siano stati sottoposti a un’accurata cottura.


In risposta a una richiesta urgente della Commissione europea relativa agli attuali focolai di Escherichia coli, sierotipo O104:H4, produttore della tossina Shiga (STEC), il 26 giugno 2011 l’EFSA ha creato una task force allo scopo di fornire assistenza scientifica immediata. Oltre agli esperti scientifici dell’EFSA ne fanno parte funzionari ed esperti della Commissione europea, degli Stati membri dell’UE interessati, del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e dell’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO).


Dal maggio 2011 è in corso in Germania un focolaio di Escherichia coli, produttore della tossina Shiga (STEC), benché il numero di nuovi casi sia in rapida diminuzione. Il 24 giugno 2011 le autorità francesi hanno segnalato un focolaio di E. coli nella regione di Bordeaux. Dall’inizio di tali focolai è stato registrato un elevato numero di pazienti con diarrea emorragica causata da STEC, e una percentuale insolitamente alta di questi ha sviluppato la sindrome uremico-emolitica (HUS). Ad oggi, il focolaio di E. coli O104:H4 ha causato 48 morti in Germania e una in Svezia. Il numero complessivo dei casi segnalati nell’UE, Norvegia e Svizzera è di 4 1781.

Sulla base delle analisi delle informazioni relative ai focolai registrati in Francia e Germania, si è concluso che un lotto di semi di fieno greco utilizzati per coltivare germogli, importato dall’Egitto da un importatore tedesco, rappresenta il collegamento più probabile; tuttavia non si esclude che possano essere coinvolti altri lotti. La relazione evidenzia che i risultati negativi dei test microbiologici effettuati sui semi non permettono di escludere che un lotto sia contaminato da STEC.

Alla luce dei risultati dell’indagine in corso e delle conclusioni delle indagini retrospettive che hanno permesso di individuare nei semi di fieno greco il collegamento più probabile tra i focolai in Francia e in Germania, l’EFSA ribadisce la validità delle raccomandazioni già presentate il 29 giugno, congiuntamente all’ECDC, in materia di protezione dei consumatori.

Poiché i semi destinati alla germinazione sono spesso venduti sotto forma di miscele di semi e non è possibile escludere una contaminazione crociata, è importante consigliare ai consumatori di non coltivare germogli per il proprio consumo personale e di non mangiare germogli o semi germogliati a meno che non siano stati sottoposti a un’accurata cottura. Questi consigli saranno riesaminati alla luce degli sviluppi futuri.

Prosegui su: efsa.europa.eu la lettura dell'articolo