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sabato 21 gennaio 2023

LE PIANTE HANNO BISOGNO DI OSSIGENO? SFATIAMO UN MITO VEGETALE

Abbiamo molto per cui ringraziare le piante, ma l'aria che respiriamo potrebbe essere in cima alla lista. Le piante assorbono tutta la nostra anidride carbonica e in cambio producono molto ossigeno. Ma anche le piante hanno bisogno di ossigeno? Oggi parlo della parte della respirazione che passa inosservata: come le piante utilizzano effettivamente l'ossigeno!


Monstera Adansonii


Le piante hanno bisogno di ossigeno?

Sappiamo tutti che dobbiamo alle piante tutto il nostro ossigeno e l'aria fresca. Le piante assorbono anidride carbonica e rilasciano ossigeno . È essenziale per la sopravvivenza della razza umana e di tutti i nostri amici animaletti.

Ma in realtà anche le piante hanno bisogno di ossigeno. Per capire perché, dobbiamo capire il processo della fotosintesi.

Durante la fotosintesi, le piante convertono l'anidride carbonica dall'aria e l'acqua dal suolo in ossigeno e zuccheri (glucosio) . Usano l'energia della luce solare per fare questo. Lo zucchero viene utilizzato dalla pianta come alimento e mentre l'ossigeno è un sottoprodotto.

Per questo processo, hanno bisogno anche di ossigeno.

La differenza è che le piante non richiedono tanto ossigeno quanto noi e sono felici di trasmettere i loro scarti di ossigeno al resto del mondo.


Perché le piante hanno bisogno di ossigeno?

Per cosa le piante hanno bisogno di ossigeno? Le piante richiedono ossigeno per la respirazione cellulare. Nella respirazione cellulare, le piante abbattono gli zuccheri usando un po' di ossigeno. AKA, stanno mangiando il loro cibo per l'energia! Durante l'utilizzo degli zuccheri, la pianta produce acqua e ossigeno come prodotti di scarto.

Durante il giorno, le piante trattengono parte dell'ossigeno che producono durante la fotosintesi per utilizzarlo durante la respirazione cellulare quando producono e utilizzano i loro zuccheri. Pertanto, le piante non hanno bisogno di ossigeno extra durante il giorno.


Ma quando il sole tramonta, la loro fonte di energia per la produzione di zucchero scompare.

Le piante hanno ancora bisogno di ossigeno di notte quando non c'è luce solare e non possono usare la fotosintesi per produrre i loro zuccheri . Come noi, hanno bisogno di mantenere il loro metabolismo anche quando il sole tramonta.

Per fare i loro spuntini a tarda notte, vanno nelle loro riserve di zucchero da quando avevano la luce del sole, e per farlo usano l'ossigeno.

Quindi di notte assorbono ossigeno dall'aria ed emettono anidride carbonica . Suona molto come noi, vero? Fortunatamente, le piante producono dieci volte più ossigeno durante il giorno di quanto ne consumino durante la notte.


Le piante hanno bisogno di ossigeno per sopravvivere?

Sebbene non abbiano bisogno di molto ossigeno, le piante lo richiedono per sopravvivere. Usano continuamente una piccola quantità di ossigeno ; a volte, hanno bisogno di più ossigeno di quello che stanno generando (durante la respirazione notturna). In questi casi, hanno bisogno di prendere ossigeno dall'aria.


Cosa succede alle piante senza ossigeno?

Con zero ossigeno, una pianta morirà. Tuttavia, anche la mancanza di ossigeno nell'aria può fare la differenza. Le piante da interno che non ricevono molto flusso d'aria possono sedersi in aria stagnante.

Senza alcun flusso d'aria, i gas "tossici" possono accumularsi. Ciò può provocare foglie danneggiate o in decomposizione e una pianta generalmente malata. Direi che questo è piuttosto raro, poiché le piante tendono ad essere in stanze con finestre e generalmente abbastanza flusso d'aria.

Polvere e detriti possono anche ridurre lo scambio di gas sulle foglie. Ciò può influire sulla capacità di una pianta di assorbire ossigeno e anidride carbonica quando necessario, danneggiandola. Quindi spolvera la tua pianta!


Stai cercando di sfatare un altro mito vegetale? Le piante d'appartamento sono spesso pubblicizzate come straordinari biofiltri per aiutare a rimuovere e filtrare le tossine dall'aria. Ma le piante d'appartamento possono davvero purificare l'aria ? La risposta potrebbe sorprenderti!

Fonte e traduzione dell'articolo originale: Do Plants Need Oxygen? Busting a Plant Myth - Garden Therapy

giovedì 8 febbraio 2018

Vuoi proteggere l'ambiente e nello stesso tempo risparmiare sull'energia? Utilizza le lampade al LED!



Attualmente esiste una speciale sensibilizzazione sugli effetti derivati del cambio climatico e, di conseguenza, esiste un’ampia richiesta di prodotti che permettono di risparmiare energia e di generare pochi residui.

Tantissime persone optano per avere lampade LED con l’obbiettivo di proteggere l’ambiente e, inoltre, di poter risparmiare un po’.

Le lampadine LED sono, paragonate con le lampadine incandescenti convenzionali, molto più efficienti ed inoltre hanno una vita utile molto più lunga.

Una lampadina a LED di alta qualità ha più di 50.000 ore di vita e consuma un 90% in meno di energia.

La maggior parte degli utilizzatori attuali sono già sensibilizzati riguardo alla protezione dell’ambiente e questo non deve essere un sacrificio nella qualità di vita.

Le lampadine a LED si sono sviluppate molto negli ultimi anni e riescono ad offrire prestazioni simili alle precedenti.
L’ambiente accogliente, bianco caldo, originato da una lampadina incandescente tradizionale, non ha niente da invidiare alla luce di una lampada a LED.

Le lampadine a LED possono emettere una vasta gamma di luce:
- luce bianca, bianca universale, perfetta per gli spazi di lavoro
- luce bianca calda, perfetta, ad esempio, per il nostro soggiorno.

Offrendo a tutti l’opportunità di avere la miglior luce risparmiando energia e denaro e prendendosi anche cura dell’ambiente.

Puoi trovare le nuove lampadine LED qui.

domenica 1 dicembre 2013

Come riscaldare una stanza di 20 mq con pochi centesimi al giorno!






Due vasi e quattro candele: come riscaldare la stanza con 12 centesimi al giorno.





Un sistema di riscaldamento semplice che sfrutta i principi scientifici del passaggio del calore e permette di riscaldare uno spazio di 20 metri quadrati con una spesa di circa 12 centesimi al giorno. Lo ha messo a punto il giornalista e skipper Dylan Winter per affrontare l'inverno nella sua barca. Basta dotarsi di una vaschetta da cucina in metallo, due vasi di terracotta - uno leggermente più grande dell'altro - e quattro candeline. Il video, che era stato già postato su YouTube, ha raggiunto oltre 3 milioni di visualizzazioni ed è tornato di attualità in questi giorni di freddo e crisi economica.

Fonte: http://video.repubblica.it/tecno-e-scienze



lunedì 12 marzo 2012

Ortoterapeuta è una delle nuove professioni che oltre a curare orto e giardino aiuta a superare i disagi.






Coltivare un orto, irrigarlo, prendersi cura di un'aiuola o di un giardino. Queste le 'armi' utilizzate dall''ortoterapeuta nei percorsi riabilitativi per pazienti con disagi di tipo psichico o sociale. Eppure, "la figura dell'ortoterapeuta non esiste". Così, Carla Schiaffelli, agronomo e responsabile dei processi formativi presso la Scuola agraria del Parco di Monza, commenta con LABITALIA, ribadendo che questa "figura professionale in Italia non è riconosciuta".

L'obiettivo che porta avanti la Scuola, dunque, è proprio quello di ricevere un'approvazione dalla Regione, affinchè "la figura dell'operatore in terapia orticolturale -afferma Schiaffelli- sia inserita all'interno del Quadro regionale dello standard professionale della Regione Lombardia". Il metodo dell'ortoterapia, che si inserisce nell'ambito delle terapie occupazionali, si situa, dunque, tra le attività che si svolgono prevalentemente all'aria aperta, invitando a stabilire un rapporto di cura e responsabilità verso l'ambiente. E, inoltre, è "un'attività -spiega Staffelli- che si svolge perlopiù in gruppo". "Il rapporto con gli altri -aggiunge- è uno dei fattori più importanti: il conduttore attua quasi sempre un'attività di gruppo, anche se è studiata per ogni singola persona. Le finalità da raggiungere, infatti, sono concordate a monte con l'equipe inviante, per cui per ogni singolo utente verranno stabilite modalità specifiche, a seconda della situazione di partenza".

Schiaffelli, poi, afferma che esistono "due percorsi diversi, uno in ambito clinico, e uno in ambito socio-rieducativo". Per quanto riguarda il primo caso, dunque, "si lavora -precisa Schiaffelli- con personale medico, quali psichiatri o psicologi, per abbassare il livello di ansia, stress e depressione, con la conseguenza di ridurre l'intervento farmacologico. Vengono poi, naturalmente, stimolate manualità e capacità di relazione per la crescita dell'autostima". Schiaffelli fa un esempio di percorso clinico: "C'è un gruppo che lavora presso la nostra Scuola, condotto da Maurizio Ferrandina, conduttore con la preparazione specifica per poter lavorare con la disabilità psichica che svolge tra l'altro, cura dell'orto, giardinaggio, manutenzione del verde, dell'azienda agricola e della cascina". L'edificio scolastico è, infatti, come afferma Schiaffelli, una cascina "realizzata, probabilmente su un progetto del Canova, all'interno del Parco di Monza".

Nel caso, invece, della rieducazione sociale, si lavora, per esempio, con gli assistenti sociali. "Il percorso -continua Schiaffelli- offre la possibilità di stare in un ambiente non stressante, fare attività di gruppo con lo scopo di sviluppare capacità relazionali e di autonomia; accrescere l'autostima, le capacità di socializzare e -continua- assumersi delle responsabilità". "La Scuola sta portando avanti un progetto con gli Uffici di servizio sociale per i minorenni di Brescia, sezione del Tribunale dei minori; è stato realizzato un corso di 240 ore con circa 10 ragazzi con vari tipi di problematiche giudiziarie. L'obiettivo era la formazione di un operatore per la mutenzione del verde, ovvero aspirante giardiniere. A breve -continua Schiaffelli- partirà un progetto formativo seguito da una borsa lavoro di 5 mesi per altri dieci soggetti dell'Usm di Brescia, che riguarderà la produzione di piccoli frutti e i relativi impianti di irrigazione.

Per poter svolgere il mestiere di 'ortoterapeuta', c'è un corso di laurea triennale, nell'ambito della formazione universitaria. La Scuola agraria, infatti, propone "due corsi: uno -aggiunge Schiaffelli- per chi si avvicina alla professione ex novo, con una formazione di 160 ore, che approfondisce tutti gli aspetti di questa terapia; un altro, invece, prevede l'erogazione di 3 moduli autonomi da 24 ore ciascuno. Mentre il primo modulo è un approccio di base all'ortoterapia, il secondo affronta la problematica psicoeducativa e il terzo modulo riguarda la progettazione di uno spazio e di un'attività agronoma o di giardinaggio."


FonteAdnkronos.com/IGN/Sostenibilita/Professioni/

sabato 14 gennaio 2012

L’agricoltura biodinamica per un ambiente sano, non inquinato e in equilibrio, di alimenti senza residui di sostanze chimiche, dotati di valore nutritivo e caratteristiche organolettiche elevate.



L’agricoltura biodinamica ha dimostrato di poter dare risposte concrete ed economicamente sostenibili alle esigenze sempre più pressanti di un ambiente sano, non inquinato e in equilibrio, di alimenti senza residui di sostanze chimiche, dotati di valore nutritivo e caratteristiche organolettiche elevate.

Nasce nel 1924 grazie a Rudolf Steiner, padre dell’Antroposofia, quando, in risposta a un gruppo di agricoltori, già allora preoccupati per il degradarsi della fertilità del terreno e della qualità degli alimenti, ne espose i principi in un ciclo di conferenze a Koberwitz (Polonia).

L’uomo, nel corso della sua storia, ha utilizzato diversi sistemi di lettura della natura e della vita, che trovano una loro sistematizzazione efficace nel pensiero antroposofico, posto alla base dell’agricoltura biodinamica. La suddivisione in due poli opposti, che rappresenta anche la base di molte filosofie orientali (Yin e Yang), la rilettura della struttura tripartita dei processi naturali, fondamento del pensiero alchimista (Sulfur, Mercur e Sal), e la teoria dei quattro elementi (Terra, Acqua, Aria e Fuoco), diventano non solo validissimi strumenti di studio e approfondimento della natura, ma anche dei presupposti operativi per intervenire con delle pratiche e delle metodiche efficaci e naturali. Nell’agricoltura biodinamica ha un ruolo fondamentale la relazione tra esseri viventi e il Cosmo inteso esso stesso come essere vivente.

La percezione del Cosmo come unico grande organismo vivente
Il concetto di Cosmo come organismo vivente viene ripreso ed ampliato da Rudolf Steiner. I principi delle forze formatrici del macrocosmo, che sono impresse nei suoi singoli elementi costitutivi, come i pianeti e le stelle, sono i medesimi che si ritrovano nel microcosmo, in ogni organismo vivente e in ogni cellula. Esiste un legame imprescindibile tra il macrocosmo e il microcosmo. Per questo motivo il movimento delle stelle e dei pianeti risuona con gli organismi viventi sulla terra interagendo con il loro sviluppo. L’agricoltura biodinamica pone le sue basi proprio su questi presupposti e lavora in sinergia con queste forze, sia scandendo i ritmi dei lavori agricoli (calendario delle semine e delle lavorazioni), che intervenendo con i preparati biodinamici, formulati e utilizzati secondo quegli stessi principi.

L’azienda agricola come organismo vivente
L’azienda agricola viene considerata essa stessa un organismo vivente: «un’azienda agricola si realizza nel miglior senso della parola se può venir concepita come una specie di individualità conchiusa a se stessa» (R. Steiner - Impulsi scientifico-spirituali per il progresso dell’agricoltura). L’azienda agricola diventa, essa stessa, una sorta di sistema solare in miniatura, dove i diversi elementi che la costituiscono si integrano tra loro a livello di microcosmo, secondo gli stessi rapporti che ci sono nel macrocosmo. Bosco, prati, zone umide, frutteto, siepi, seminativi ecc.., sono considerati dei veri e propri organi, ognuno con la sua funzione, in grado di dialogare tra loro e di creare quell’ armonia necessaria a mantenere la salute dell’organismo agricolo e delle sue componenti. L’azienda quindi per essere «sana dovrebbe poter generare in se stessa tutto quanto essa richiede». Un’azienda a ciclo chiuso, un organismo quindi autosufficiente, anche se nella realtà è sempre più difficile da realizzare.

Fonte: Nemeton High Green Tech Magazine

domenica 6 novembre 2011

Tarlo asiatico: dopo il punteruolo rosso arriva un altro temibile insetto nemico delle piante






Un nuovo pericolo per la salute delle nostre piante si fà sempre più avanti, si tratta del tarlo asiatico, giunto, sembra, nascosto in alcuni bonsai importati dalla Cina qualche anno fà.
Il coleottero, che da adulto raggiunge dieci centimetri di lunghezza, è considerato «pericoloso», perché estremamente aggressivo.
Il temibile insetto può distruggere la piante, anche quelle sanissime, e lo fa in maniera estremamente aggressiva.

Il fenomeno, per il momento, è localizzato in Lombardia,  è difficile da debellare e il contagio di una sola pianta rischia di estendersi a macchia d’olio.  Per tale motivo le autorità si sono mosse e la Regione sta tappezzando la metro di Milano con manifesti che recitano: "tarlo asiatico, un pericolo per il nostro ambiente" invitando i cittadini a chiamare il numero verde 800 318 318  laddove si scoprissero dei focolai, notando  i buchi del tarlo, adesso che le foglie sono cadute.

"E’ un minatore del legno – spiega Ferrini, docente di arboricoltura urbana e presidente della Società Italiana di Arboricoltura -. Scava, quindi, delle gallerie in tutto l’albero, creando dei fori dal diametro che può arrivare anche oltre il centimetro. Tali gallerie, infatti, penetrando al suo interno, e attraversandola per intero, ne interrompono il flusso linfatico di entrambe le direzioni. Sia quello che procede dalle radici verso le foglie, ovvero la linfa grezza, sia la linfa lavorata che, dalle foglie torna alle radici".

Molto efficaci sembrano alcune tecniche di lotta biologica, utilizzando una piccola vespa che si nutre delle uova del tarlo asiatico. Questa vespetta depone le sue uova all' interno dell' uovo del tarlo e lo annienta.
Le piante che subiscono tale attacco non hanno scampo, per cui oltre al fermo della vegetazione, la pianta appasisce e perde vitalità, rappresenta un pericolo perchè viene a minarsi la stabilità meccanica e strutturale della pianta stessa che potrebbe cedere da un momento all'altro causando danni a persone e cose. Vanno quindi abbattute e bruciate per evitare ulteriori contagi,
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