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lunedì 12 marzo 2012

Ortoterapeuta è una delle nuove professioni che oltre a curare orto e giardino aiuta a superare i disagi.






Coltivare un orto, irrigarlo, prendersi cura di un'aiuola o di un giardino. Queste le 'armi' utilizzate dall''ortoterapeuta nei percorsi riabilitativi per pazienti con disagi di tipo psichico o sociale. Eppure, "la figura dell'ortoterapeuta non esiste". Così, Carla Schiaffelli, agronomo e responsabile dei processi formativi presso la Scuola agraria del Parco di Monza, commenta con LABITALIA, ribadendo che questa "figura professionale in Italia non è riconosciuta".

L'obiettivo che porta avanti la Scuola, dunque, è proprio quello di ricevere un'approvazione dalla Regione, affinchè "la figura dell'operatore in terapia orticolturale -afferma Schiaffelli- sia inserita all'interno del Quadro regionale dello standard professionale della Regione Lombardia". Il metodo dell'ortoterapia, che si inserisce nell'ambito delle terapie occupazionali, si situa, dunque, tra le attività che si svolgono prevalentemente all'aria aperta, invitando a stabilire un rapporto di cura e responsabilità verso l'ambiente. E, inoltre, è "un'attività -spiega Staffelli- che si svolge perlopiù in gruppo". "Il rapporto con gli altri -aggiunge- è uno dei fattori più importanti: il conduttore attua quasi sempre un'attività di gruppo, anche se è studiata per ogni singola persona. Le finalità da raggiungere, infatti, sono concordate a monte con l'equipe inviante, per cui per ogni singolo utente verranno stabilite modalità specifiche, a seconda della situazione di partenza".

Schiaffelli, poi, afferma che esistono "due percorsi diversi, uno in ambito clinico, e uno in ambito socio-rieducativo". Per quanto riguarda il primo caso, dunque, "si lavora -precisa Schiaffelli- con personale medico, quali psichiatri o psicologi, per abbassare il livello di ansia, stress e depressione, con la conseguenza di ridurre l'intervento farmacologico. Vengono poi, naturalmente, stimolate manualità e capacità di relazione per la crescita dell'autostima". Schiaffelli fa un esempio di percorso clinico: "C'è un gruppo che lavora presso la nostra Scuola, condotto da Maurizio Ferrandina, conduttore con la preparazione specifica per poter lavorare con la disabilità psichica che svolge tra l'altro, cura dell'orto, giardinaggio, manutenzione del verde, dell'azienda agricola e della cascina". L'edificio scolastico è, infatti, come afferma Schiaffelli, una cascina "realizzata, probabilmente su un progetto del Canova, all'interno del Parco di Monza".

Nel caso, invece, della rieducazione sociale, si lavora, per esempio, con gli assistenti sociali. "Il percorso -continua Schiaffelli- offre la possibilità di stare in un ambiente non stressante, fare attività di gruppo con lo scopo di sviluppare capacità relazionali e di autonomia; accrescere l'autostima, le capacità di socializzare e -continua- assumersi delle responsabilità". "La Scuola sta portando avanti un progetto con gli Uffici di servizio sociale per i minorenni di Brescia, sezione del Tribunale dei minori; è stato realizzato un corso di 240 ore con circa 10 ragazzi con vari tipi di problematiche giudiziarie. L'obiettivo era la formazione di un operatore per la mutenzione del verde, ovvero aspirante giardiniere. A breve -continua Schiaffelli- partirà un progetto formativo seguito da una borsa lavoro di 5 mesi per altri dieci soggetti dell'Usm di Brescia, che riguarderà la produzione di piccoli frutti e i relativi impianti di irrigazione.

Per poter svolgere il mestiere di 'ortoterapeuta', c'è un corso di laurea triennale, nell'ambito della formazione universitaria. La Scuola agraria, infatti, propone "due corsi: uno -aggiunge Schiaffelli- per chi si avvicina alla professione ex novo, con una formazione di 160 ore, che approfondisce tutti gli aspetti di questa terapia; un altro, invece, prevede l'erogazione di 3 moduli autonomi da 24 ore ciascuno. Mentre il primo modulo è un approccio di base all'ortoterapia, il secondo affronta la problematica psicoeducativa e il terzo modulo riguarda la progettazione di uno spazio e di un'attività agronoma o di giardinaggio."


FonteAdnkronos.com/IGN/Sostenibilita/Professioni/

venerdì 8 luglio 2011

La fondazione Minoprio propone corsi avanzati per tecnici super specializzati nella produzione delle piante. Corsi biennali, per diplomati e liceali.

Parco della fondazione Minoprio
Una grandissima novità in merito alla formazione.
58 istituti italiani sono stati scelti da Ministero per la realizzazione di corsi biennali, per diplomati e liceali, d'alta specializzazione.

Minoprio è l'unico istituto che propone questo tipo di corso nella produzione di piante.
Si chiama “Tecnico Superiore per la filiera delle nuove produzioni vegetali e florovivaistiche” e ha una caratteristica fondamentale: è un corso unico sull’intero territorio nazionale. Questo corso rientra in un importante progetto del Ministero dell’Istruzione, Ricerca e Università, che lo ha lanciato in seguito a uno studio del Ministero dello Sviluppo Economico. Il progetto vede coinvolti 58 Istituti, distribuiti in diverse regioni italiane per la realizzazione di altrettanti Istituti Tecnici Superiori con la sigla ITS, che formeranno tecnici di altissima specializzazione in settori considerati trainanti (efficienza energetica, mobilità sostenibile, bioedilizia, produzioni tipiche). Finalmente arriva anche in Italia una realtà che in Europa esiste dagli anni Settanta. I corsi sono biennali, i docenti devono provenire per il 50% dal mondo imprenditoriale e dall’Università e un terzo delle ore sarà svolto in aziende, in Italia o, preferibilmente, all’estero, sotto forma di tirocinio.


Gli ITS nascono con l’obiettivo di curare due mali in apparente contraddizione: da una parte un’altissima disoccupazione giovanile e dall’altra un sistema industriale che ogni anno non riesce a trovare tecnici specializzati. Un paradosso che nasconde un problema antico: le nostre scuole e le nostre università sfornano diplomati e laureali che hanno spesso una formazione lontana da quella richiesta dal mercato del lavoro. Su richiesta del Ministero dell’Istruzione le realtà che hanno attivato gli ITS hanno dovuto costituire una Fondazione per poter operare a livelli di eccellenza, mentre è stata riconosciuta l’unicità di Minoprio che ha già una Fondazione efficiente.

Di questi 58 ITS, nove sono in ambito agricolo; di questi, otto sono riferibili alla produzione agroalimentare – olio, vino e prodotti che rappresentano la fase di lavorazione e trasformazione dei prodotti – mentre la scuola di Minoprio è l’unica che si occupa direttamente di produzione, in particolare di piante. D’altra parte Como è al secondo posto in Italia per questo genere di produzione, dopo Pistoia.


Il lungo titolo del corso non è stato scelto a caso, contiene in sé concetti fondamentali: “Tecnico Superiore per la filiera delle nuove produzioni vegetali e florovivaistiche”; “filiera” per comprendere competenze che vanno dalla produzione con tecnologie moderne alla commercializzazione; “nuove” per intendere una continua ricerca di innovazione e aggiornamento; “vegetali” per ampliare la conoscenza delle piante da quelle da interno alle piante da orto, da frutto e forestali.

Il corso è rivolto a diplomati a indirizzo agrario o a liceali che dovranno frequentare dei corsi propedeutici e partirà con l’anno accademico. Il corso consentirà di acquisire crediti universitari per l’eventuale ingresso al terzo anno di alcuni Diplomi Universitari, saranno utili ai fini dell’accesso all’esame di stato per le professioni di Agrotecnico e Perito Agrario e costituiranno titolo per l’accesso ai pubblici concorsi.

Le iscrizioni sono aperte fino al 5 agosto e verranno poi riaperte dopo la pausa estiva, dal 29 agosto in poi. Il corso è gratuito, c’è da pagare la sola tassa di iscrizione di Euro 300,00.

La figura formata e specializzata avrà il ruolo di programmare e realizzare produzioni vegetali in coltivazione protetta (serre, tunnel) o all’aperto, curerà gli aspetti promozionali e commerciali del prodotto anche in sinergia con le organizzazioni di mercato.

Coordinerà i processi produttivi del materiale vegetale progettando ove necessario una differenziazione nella coltivazione dei prodotti, con utilizzo di tecniche biologiche, tecnologie informatiche e a risparmio energetico, studierà strategie di marketing, si relazionerà con operatori italiani esteri ed esteri nella logica della delocalizzazione delle produzioni e dell'apertura di nuovi mercati, creerà e gestirà reti di servizi a integrazione dei prodotti interfacciandosi con il mondo della ricerca applicata per l’impiego di tecniche e prodotti sperimentali.

Opererà presso imprese vivaistiche, floricole, orticole, garden, centri di distribuzione e altre imprese agricole. I processi che governerà si delineano in:

• ideazione e pianificazione delle produzioni vegetali
• ricerca applicata nella tecnica colturale con nuove varietà vegetali
• gestione e organizzazione aziendale secondo regolari sistemi di qualità
• gestione dell’approvvigionamento
• coordinamento della promozione e della vendita
• controllo dei risultati di produzione e di vendita

I contenuti formativi e la qualità del corso sono definiti dal Comitato Tecnico Scientifico, rappresentato da facoltà universitarie, organizzazioni imprenditoriali, albi professionali, con lo scopo di raggiungere le seguenti tre competenze:

1. programmare i piani di produzione vegetale e florovivaistica

2. applicare tecniche e tecnologie di produzione innovative a basso impatto ambientale con risparmio energetico

3. organizzare processi di valorizzazione commerciale della pianta florovivaistica.


In un momento difficile come quello attuale, questo corso può costituire la corsia preferenziale per un’occupazione proiettata nel futuro e legata all’ambiente, alle tecnologie più innovative, alle energie rinnovabili, alla produzione e alla valorizzazione del Made in Italy.


Per informazioni e iscrizioni:
Fondazione Minoprio
Viale Raimondi, 54 – 22070 Vertemate con Minoprio (CO)
Tel. 031 900224 – fax 031 900248
http://www.fondazioneminoprio.it/
minforma@fondazioneminoprio.it

lunedì 28 marzo 2011

Amazon apre sede in Italia, l’azienda cerca già nuovo personale.


Amazon sta per aprire una sede fisica in Italia, che fungerà da centro di distribuzione per il nostro paese. E sono previste nuove assunzioni.

La decisione di Amazon di puntare sul mercato italiano è risultata vincente. Il mercato è risultato estremamente attrattivo e in pochi mesi il sito italiano
ha superato il tetto dei 5 milioni di utenti unici.

Un simile successo ha indotto il management capitanato da Jeff Bezos ad aprire una sede fisica in Italia, per fare fronte alle richieste dei clienti in costante crescita. Sarà un centro di distribuzione dedicato proprio al mercato del nostro paese, di cui si sa solamente che sarà ubicato nel Nord Italia, perché su questo argomento da Amazon non sono stati emessi comunicati più precisi.

Dal centro di smistamento italiano non partiranno solo libri, ma anche scarpe, articoli sportivi, attrezzi da giardinaggio, abbigliamento, articoli per la casa e vari prodotti di largo consumo. L’inaugurazione avverrà tra un anno, intanto l’azienda cerca già nuovo personale. Aggiunge qualche particolare in più Diego Piacentini, Senior Vice President International Retail: “Abbiamo già iniziato le assunzioni per le posizioni di manager e responsabili di team e nei prossimi mesi continueremo con tutte le funzioni necessarie all’operatività di un centro di distribuzione e logistica”.

 Per informazioni e per inviare un curriculum si può consultare la pagina dedicata alla ricerca personale di Amazon.

Autore: Pierluigi Emmulo
Fonte: http://www.webmasterpoint.org/

giovedì 22 luglio 2010

Serre fotovoltaiche: partono in Sardegna i primi progetti per coltivare senza impatto ambientale.

Prima in Italia, la Sardegna nell'arco di tre anni istallerà 500 MW fotovoltaici derivanti dalla realizzazione di dieci impianti in serra. Si potrà quindi produrre contemporaneamente energia da fonte rinnovabile e prodotti ortofrutticoli o florovivaistici sotto un tetto di moduli solari.

Settecento ettari di serre dove potranno lavorare migliaia di persone. "Si tratta di una rivoluzione per il futuro dell’agricoltura sarda, ma anche per l’ambiente e l’occupazione. Ora tocca al turismo: l’agricoltura multifunzionale dovrà andare sempre più a braccetto anche con il settore dell’ospitalità", ha dichiarato Andrea Prato, l’assessore regionale all’Agricoltura.
 
Impatto ambientale ed emissioni pari a zero saranno possibili anche grazie allo sfruttamento del “decreto salva-Alcoa” che consentirà di mantenere stabile il prezzo al consumo dell’energia permettendo di usufruire del medesimo incentivo sul Conto Energia.

Il progetto fotovoltaico in serra, una volta realizzato, andrà a fornire 750 milioni di kilowattora pari al fabbisogno di 200mila famiglie, la metà degli abitanti della Sardegna, e raggiungendo quelli che attualmente sono gli standard attribuiti alle regioni del nord Italia che sfruttano l’idroelettrico ma con un impatto ambientale neanche lentamente comparabile.

Grazie al fotovoltaico sardo sarà evitato il consumo di 181 tonnellate di petrolio (TEP) e la produzione di emissioni di CO2 pari a 543 tonnellate.

Fonte: http://www.repubblica.it/

venerdì 28 agosto 2009

Concessione dei terreni demaniali ai giovani per la competitività delle imprese

Nonostante le difficoltà del settore primario, la parola d’ordine è “guardare avanti e fare lobby per crescere. In agricoltura, spazi per fare questo mestiere ce ne saranno”. È questo il messaggio di Marco Saraceno, presidente nazionale dell’Anga, i giovani agricoltori di Confagricoltura, nella sua visita a Mantova, per i 50 anni dell’Anga provinciale, guidata da Davide Lorenzi.

Certo, secondo Saraceno in Italia bisognerà colmare il gap del dimensionamento. “Rispetto alle aziende agricole francesi, che possono contare su una superficie media di 40 ettari – specifica Saraceno – le aziende italiane superano di poco i 6 ettari: troppo piccole”. Per i giovani agricoltori nuove possibilità di crescita potranno essere sviluppate con l’assegnazione dei terreni demaniali. “Una battaglia proposta dall’Anga già con l’allora ministro delle Politiche agricole Paolo De Castro e sostenuta con forza anche da Confagricoltura, direttamente dal presidente Federico Vecchioni – puntualizza il numero uno di Angae che costituisce uno strumento per rilanciare la competitività delle imprese agricole guidate dai giovani. Ora servirà attendere la mappatura dei terreni demaniali”.

Secondo il presidente Saraceno le imprese agricole dovrebbero poter contare su alcuni correttivi relativamente ai Piani di sviluppo rurale. Allineati su questa opinione il presidente lombardo dell’Anga, Alessandro Vecchi, e quello mantovano Davide Lorenzi. “Purtroppo il Psr 2007-2013 non ha predisposto misure sufficienti per i giovani agricoltori, mentre altre sono state sotto-utilizzate – ricorda Vecchi -. Speriamo che in corso d’opera, grazie anche al dialogo proficuo che da tempo Anga Lombardia ha instaurato con il Pirellone, vengano adattate al meglio le misure”.

venerdì 24 luglio 2009

Terreni demaniali: darli in gestione ai giovani per consentire di poterli sfruttare.

In occasione dell'attuale decreto anticrisi, la Cia (Confederazione italiana agricoltori) e l'Agia (Associazione dei giovani imprenditori agricoli) hanno elaborato e presentato l'emendamento per destinare i terreni demaniali ai giovani, esso può rappresentare un primo passo in avanti e un positivo contributo per dare prospettive adeguate alle nuove generazioni del mondo agricolo, favorendo il ricambio generazionale.

Il progetto di Cia e Agia, oltre a prevedere l'utilizzo agricolo dei terreni demaniali, ha proprio come obiettivo quello di definire un piano di azione organico per l'imprenditoria giovanile, per sostenere, appunto, il ricambio generazionale dei titolari d’azienda e la costituzione di nuove imprese e per favorire l’attrattività e la sostenibilità dell’attività agricola.

In Italia i giovani non sono abbastanza motivati e non vedono nell’agricoltura delle prospettive economiche interessanti: fra le difficoltà principali di insediamento giovanile ci sono la scarsa mobilità fondiaria e l’accesso al bene terra, gli alti costi di avviamento, l’incertezza delle prospettive economiche, la scarsità di formazione e servizi di consulenza adeguati.

Sono inoltre da considerare gli alti oneri amministrativi connessi all’esercizio dell’attività agricola, gli elevati prezzi di affitto e di acquisto dei terreni, gli alti costi dei macchinari, ed in generale, degli investimenti.

Le barriere fiscali e legali e in alcuni casi il forte rischio di mancato guadagno delle aree rurali, la carenza di infrastrutture, di logistica, di mobilità, dei servizi civili e socio-sanitari, che ne condizionano la qualità della vita, completano il quadro.


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